RUMORE BIANCO

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Rumore bianco: sottofondo costante, quasi impercettibile, diresti a volte che non esiste, che sei immerso in un silenzio perfetto e poi ti accorgi che qualcosa ti disturba silenziosamente i pensieri… sibilo dell’aria condizionata, musica da supermercato, rombo distante di macchine, parole che non si contengono, il chiacchiericcio costante di chi non ha filtri tra il cervello e la bocca e sente l’obbligo di parlare, sempre, dire qualcosa pur di non sprofondare nel silenzio dei proprio pensieri, come se il silenzio fosse molesto, come se l’assenza di parole fosse una malattia da cui fuggire. Come se il silenzio fosse un vuoto da riempire, una negazione, una cancellazione di senso, uno spazio vuoto e inutile tra due torrenti di parole che aspettano di ricominciare a scorrere impetuosi, irrispettosi, arroganti.

Mi sa che se andiamo in un posto di vero silenzio ci prende lo spavento.

Sognare una vacanza in un monastero- sono di moda, i monasteri, fanno tanto meditazione zen per manager stressati, o pausa di riflessione per uomini impegnati - aspettare con trepidazione l’assenza di suoni, immaginare di udire solo lo scalpiccio lieve di monaci di clausura che scivolano, invisibili ed evanescenti, attraverso chiostri secolari, parole segrete bisbigliate a fior di labbra, ecco, ecco… ecco il silenzio che arriva e finalmente dormire…dormire? DORMIRE?! E come cazzo dormi con questo sibilo assordante, questo rombo continuo, questo rumore folle che ti sta devastando le orecchie, ti fa rigirare impazzito nel letto, ti fa precipitare in incubi in cui tu che aneli all’assenza di parole, scopri di essere improvvisamente sordo e non SENTI, non senti più nulla, perso, terrorizzato in un mondo senza rumore…svegliarsi nel monastero immobile, in preda al panico, ascoltare e non sentire, fare le valige, in fretta, ringraziare, bello, fantastico, panorama spettacolare, grazie, grazie, tornerò…e FUGGIRE…

Niente da fare.

Non fa per te, il silenzio.

Disturba. Fa girare la testa; come il troppo ossigeno in alta montagna.

Ti assorda. Ti costringe. Ti obbliga. Ti impone. Di ascoltare i tuoi pensieri.

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FRA LE PAROLE


Nella memoria di una poesia

Si mescolavano attimi e paure

Dentro a un bicchiere

E il tempo era lì

Come un brivido che sale piano


Fra le parole e nelle mani

Si rincorrevano mille promesse mille dolori

E dentro i cuori

Grandi passioni che

Si spingevano fuori di lì


Quando il silenzio fermerà

i nostri cuori non sarà solo

Rumore e musica ma

I miei pensieri


Tutto è cresciuto intorno a me

Vedo le stanze piene di voci  e di ricordi

Ed io bambino

mi chiedo ancora se

Quel che sento è più di quel che c’è

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ascoltare prima, durante, o dopo la lettura, a piacere....

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